Sono disciplinato, non esatto.

Sono disciplinato, non esatto.

Jacopo Romei, nostro guru su produttività, modelli aziendali, sviluppo agile ci racconta come un’azienda che voglia crescere ed essere competitiva debba essere disciplinata

Nei dizionari la disciplina è definita come la:

severità, rigore, con cui vengono fatte osservare le regole di una comunità da parte dell’autorità interna.

In un mondo tradizionale su questa definizione si poggia l’inclinazione a seguire un piano predeterminato e a punire i comportamenti devianti. Basti pensare che come quarto significato della parola, il dizionario Sabatini Coletti riporta

Flagello formato da strisce di cuoio e corde attaccate all’estremità di un bastone.

In caso di dubbi, ecco. 🙂

La domanda che ci si deve porre, se di imprenditoria nel mondo digitale vogliamo parlare, è: questo approccio rigido, deterministico, è quello che mi garantisce i margini più alti?.
Porsi domande significa innanzitutto accettare la possibilità che la risposta non ci piaccia. Tutto sommato il concetto tradizionale di disciplina, come lo abbiamo appena definito è, sì, faticoso, ma anche molto rassicurante. Scoprire che la mia massima competitività passa per l’abbandono di confortanti certezze, non importa quanto fondate, non può certo essere piacevole.

Eppure possiamo essere certi che la conoscenza – di qualsiasi cosa, progetti IT compresi – non possa che aumentare col tempo. La conoscenza in condizioni fisiologiche normali è un processo non decrescente, è impossibile che domani io sappia meno di oggi. Da questo consegue che qualsiasi decisione presa in futuro sarà più solida della stessa decisione presa ora. Forse domani la decisione potrà ormai essere inutile, potrà forse implicare nuovi costi – fattori di cui tenere conto nell’analisi della rapidità con cui le decisioni vanno prese – ma certo non potrà essere meno consapevole.

In generale possiamo affermare, per tornare a noi, che la pianificazione a monte nei minimi dettagli vincola il massimo dei costi nel punto di minimo della conoscenza: decido ora tutto quello che investirò nel momento in cui ne so di meno.

Un approccio diverso, più moderno vorrei dire, ma in verità semplicemente più produttivo, include comunque il concetto di disciplina, ma proiettandolo in una diversa prospettiva. Non voglio essere considerato disciplinato solo se so cosa farò esattamente tra 24 ore, ma anzi, se sarò in grado di fare la cosa migliore per me tra 24 ore senza saperlo ora.

In un corretto contesto di lavoro preferisco che la disciplina sia ridefinita così:

Lavorare con premura e attenzione
Rispettare le scadenze è OK, ma anche tenere traccia, pur in
maniera empirica, della qualità è fondamentale. Notare quali aspetti
del mio lavoro sono difficili da trattare, farraginosi, problematici o
lenti. Rispettare scadenze senza questa premura significa varare oggi
un pedalò affondando preventivamente il nostro transatlantico
domani.

 

Lavorare ad una cosa per volta
Saper lavorare solamente a immani D-Day in cui il
multitasking regna sovrano è indice solo di analisi carente,
dovuta a scarsa dedizione o, peggio, a scarsa capacità. Sapere dove
andare significa sapere in che direzione fare il primo passo e non ha
senso non focalizzarsi solo su quello.

 

Feedback rapido
Quanto tempo siamo disposti ad attendere per capire se stiamo
facendo la cosa giusta? Mesi? Settimane? Giorni? Ore? Minuti? E quanto
per raccogliere i benefici delle cose fatte nel modo giusto? Se c’è
un’aggressività ben riposta è quella verso la semplificazione dei
nostri processi di sviluppo, per accorciare quei tempi.

 

Introspezione e adattamento
Il concetto di standard nel mondo tradizionale è un tetto
di qualità cui avvicinarsi il più possibile. Nel pensiero
lean nessuno si merita il suo stipendio se non mette in
discussione lo standard corrente tutti i giorni per trovarne uno
nuovo, migliore. Si può sempre costruire una prossima settimana
migliore.

 

Saper dire “OK, è abbastanza”
“Ancora 5 minuti” su un problema possono portarti alla soluzione,
è vero, ma anche una notte di sano riposo. Si deve imparare che
lavorare in continuo overtime non è realmente produttivo.
Ricordi il pedalò di prima?

 

Saper dire no.
Nessuno vuole un’azienda che non lavora, ma nessuno ne vuole una
che prometta quello che non può mantenere. Ogni azienda ha una sua
capacità produttiva e questa non aumenterà se non si cambia l’azienda.
Si deve scegliere con attenzione le prossime sfide e proteggere sempre
con forza la qualità del proprio lavoro, il team e l’azienda tutta
opponendoci a sviluppi che rischiano di allontanarci dalla sostenibilità

Se riuscirò a tenere alti i margini, pur accogliendo l’inevitabile cambiamento in modo sostenibile, allora potrò dirmi disciplinato.

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